Lorenzo Bazzanella

 
 

Beh qui potrei scrivere un sacco di cose, ma tanto poi chi le leggerebbe??


Allora ho pensato: ci vuole una bella frase d’effetto, qualcosa di breve, di qualche autore famoso! Fa figo citare qualcuno, ti dà un certo tono, ti fa sembrare una persona di cultura, rende in qualche modo il tuo sito più interessante... ma tanto adesso ce la mettono tutti, quindi ho deciso di riportare una poesia foto-educativa, che ho trovato per caso qualche tempo fà in giro su internet.


Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.

Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.

Non fotografare i negri umiliati, i giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni.

La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.


Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate perché non possono respingerti.

Non fotografare il suicida, l'omicida e la sua vittima.

Non fotografare l'imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo.

Hanno già sopportato la condanna, non aggiungere la tua.


Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi.

Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l'eroico moncherino.

Non ritrarre un uomo solo perché la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme.

Non perseguitare con il flash la ragazza sfigurata dall'incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l'attrice imbruttita dal tempo.

Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungervi le tue fotografie.


Non fotografare gli annegati, i corpi carbonizzati, gli schiantati dai sismi, i dilaniati dalle esplosioni: non renderti responsabile della loro ultima immagine che li farebbe inorridire se potessero vederla.

Non fotografare la madre dell'assassino e nemmeno quella della vittima.

Non fotografare i figli di chi ha ucciso l'amante, e nemmeno gli orfani dell'amante.

Non fotografare chi subì ingiuria: la ragazza violentata, il bambino percosso.

Le peggiori infamie fotografiche si commettono in nome del "diritto all'informazione".


Se davvero è l'umana solidarietà quella che ti conduce a visitare l'ospizio dei vecchi, il manicomio, il carcere, provalo lasciando a casa la macchina fotografica.

Come giudicheremmo un pittore con pennelli, tavolozza e cavalletto che per fare un bel quadro sta davanti alla gabbia del condannato all'ergastolo, all'impiccato che dondola, alla puttana che trema di freddo, ad un corpo lacerato che affiora dalle rovine?

Perché presumi che la borsa di accessori, la macchina appesa al collo e un flash sparato in faccia possano giustificarti?


"Meglio ladro che fotografo" - Ando Gilardi

benvenuti nel mio sito personale

Questo spazio qui di fianco è carino, ma siccome sono indeciso per ora non ci metto niente...